Ho trovato un selvatico: cos’è un CRAS (Centro Recupero Animali Selvatici)

Mai trovato un animale selvatico in difficoltà, magari sul ciglio della strada? Il gatto ha mai riportato un animaletto predato ma ancora vivo? Uccellini caduti dal nido in giardino? O peggio, hai mai assistito a del bracconaggio? Per queste e molte altre emergenze, esistono i Centri Recupero Animali Selvatici o, semplicemente, CRAS: dei veri e propri ospedali per fauna selvatica, per la riabilitazione e la futura liberazione degli animali recuperati.

L’obiettivo di ogni CRAS deve essere quello della reintroduzione in natura dell’animale selvatico autoctono soccorso. Specifico autoctono, in quanto la reintroduzione in natura di un animale alloctono (= non autoctono) è illegale e spesso può causare seri danni all’ecosistema e alle specie locali. Ma gli animali alloctoni non troveranno le porte dei CRAS chiuse, sono accolti e curati come ogni altro e viene trovata loro una degna sistemazione, molto spesso in oasi dedicate.

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Facciamo un esempio: sei in macchina per strade di campagna e, a lato della strada, noti una volpe non più in grado di muoversi, probabilmente investita. Se hai, al contrario purtroppo di molti, la compassione per non abbandonare l’animale alle sue sorti, chiamare un CRAS è la prima cosa da fare. Non la seconda, dopo aver interagito con la volpe. Non la terza, dopo aver provato a salvarla in modalità fai-da-te.

Prendere l’iniziativa nel cercare di soccorrere un animale selvatico può essere pericoloso sia per se stessi che per l’animale. Per questo consiglio, come primissima azione, di chiamare un CRAS e chiedere indicazioni. Sapranno dare istruzioni utili su come trattare l’animale in sicurezza – sua quanto nostra – o potranno mandare una squadra di volontari direttamente sul posto a dare una mano. Qui c’è un’utile lista dei CRAS italiani suddivisi per regione con rispettivi contatti.

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Volpe incidentata in un salvataggio al volo in autostrada, ci siamo dovuti arrangiare con il materiale che avevamo a disposizione. A destra le radiografie, evidente frattura femorale scomposta 

Seguendo le indicazioni ricevute, potrebbe essere il momento di trasportare la volpe al CRAS più vicino. L’utilizzo di guanti o protezioni per le mani è altamente consigliato: una volpe ferita o in difficoltà può vederci come un pericolo e provare a difendersi. Durante il trasporto dell’animale, volpe o qualsiasi altro, è molto utile evitare ogni interazione con la creatura. Bisogna ricordare che si tratta di un selvatico che non ha idea di cosa siamo né di quale siano le nostre intenzioni. Ignorarlo è la gentilezza più grande che possiamo fargli per evitare di spaventarlo ancora di più.

Questo è un altro aspetto che tengo a sottolineare: quando si tratta di selvatici, è necessario frenare l’impulso a interagire con loro, per quanto positive possano essere le nostre intenzioni. Niente parole rassicuranti, sguardi o addirittura carezze. Potrebbero succedere due cose, entrambe molto negative:

  • Non comprendendo le nostre intenzioni, il selvatico potrebbe stressarsi eccessivamente e rimanere atterrito a subire il nostro affetto, decisamente non ricambiato.
  • L’animale potrebbe, molto, molto raramente, effettivamente trovare conforto e iniziare a smettere di temere l’umano come dovrebbe. Una volta tornato nel suo habitat, potrebbe mostrare troppa fiducia nei confronti delle persone e avvicinarsi più del solito ai centri abitati. Dove, prima o poi, potrebbe trovare qualcuno animato da pessime intenzioni, rischiare l’investimento o entrare in conflitto con animali domestici. E questi sono solo alcuni dei rischi associati alla fiducia dei selvatici nei nostri confronti.

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Tasso con avanzato stato di rogna

Se davvero è il successo dell’animale selvatico che cerchiamo quindi, è imperativo limitare al massimo le interazioni e lasciare che mantenga del sano timore nei nostri confronti, senza infierire. Spesso siamo animati dalle migliori intenzioni e, abituati alla compagnia degli animali domestici, dimentichiamo quanto diverse le creature selvatiche possano essere.

Ma tornando al caso di prima: hai finalmente portato l’animale soccorso al CRAS più vicino. I volontari prenderanno in carico la volpe, ti faranno domande di circostanza per capire meglio cos’è successo all’animale e daranno subito inizio alle cure, con personale veterinario qualificato e un’alimentazione adatta ad ogni specie ed età. Ricorda che i CRAS si basano soprattutto sul lavoro volontario e una donazione, anche se piccola, può dare una grande mano: andrà dritta a beneficio degli ospiti del Centro.

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Gheppio in anestesia gassosa prima di un’operazione all’ala fratturata

I veterinari dei CRAS non sono veterinari qualsiasi. Spesso i veterinari a cui facciamo riferimento sono specializzati in animali domestici, possono poco quando gli vengono portati animali selvatici. Non dispongono poi delle strutture adeguate per poterli riabilitare alla libertà. I CRAS invece fanno spesso riferimento a diversi veterinari, esperti a seconda della specie dell’animale da curare. Spesso questi veterinari non sono volontari ma presentano al CRAS il conto quindi, di nuovo, una donazione potrebbe essere utilissima per assicurare le cure dovute agli ospiti del Centro.

Oltre a veterinari, medicinali, equipaggiamento medico e volontari ben formati, i CRAS offrono strutture adeguate alla riabilitazione degli animali in tranquillità, nel rispetto della loro natura selvatica. Spesso hanno un’area chiusa per la cura intensiva e poi ampi recinti e voliere del tutto isolati per poter far riabituare gradualmente gli animali curati a tornare in natura e prepararli al momento della liberazione.

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Un grande rapace necessita di grandi voliere per riabilitarsi al volo e recuperare la muscolatura persa in seguito alla degenza 

Oltre a donazioni di materiale o economiche, ricorda che i CRAS hanno costante bisogno di volontari! Non esitare a farti avanti quindi. Non è necessaria esperienza ma solo disponibilità a sporcarsi le mani. Essere volontario è un’ottima occasione per conoscere meglio la realtà degli ecosistemi che ci circondano e imparare a conoscere creature del tutto diverse rispetto a quelle con cui abbiamo spesso a che fare. Io ho iniziato la mia esperienza di volontaria in un CRAS diversi anni fa e tutt’ora non vedo l’ora di partecipare a una liberazione o fornire le cure necessarie a riabilitare elementi anche fondamentali per i nostri ecosistemi.

È importante sottolineare che quello del CRAS è un servizio prima alla natura, all’ambiente e alla biodiversità e poi all’animale. Questi Centri sono spesso le uniche strutture in grado di fornire soccorso a specie protette e a rischio e il loro ruolo nella cura e nella liberazione di esse è fondamentale per la salvaguardia della biodiversità locale. La stragrande maggioranza degli animali soccorsi dai CRAS, infatti, è in difficoltà per cause antropiche e non naturali.

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Questo scoiattolo era parte di una nidiata soccorsa: l’albero su cui era stata posizionata la tana era stato abbattuto senza effettuare controlli. Gli scoiattoli rossi in Italia sono particolarmente protetti e questi provenivano da un’area a grande rischio per via della presenza di scoiattoli grigi, alloctoni competitori.

Una di esse è senz’altro il bracconaggio. Sono migliaia gli animali soccorsi dai CRAS italiani ogni anno vittime di questo fenomeno illegale e, anche nei nostri territori, incontrollato. Animali sequestrati, impallinati, intrappolati, anche da popolazioni ad alto rischio, sono sempre presenti tra gli arrivi ai nostri Centri, attori ormai fondamentali per la lotta al bracconaggio.

Un’ultima considerazione, da volontaria veterana: nella maggior parte dei casi, gli animali selvatici non hanno bisogno del nostro aiuto. A meno che l’animale non sia visibilmente e seriamente ferito, è sempre meglio evitare lo stress della cattura e di una detenzione, per quanto temporanea, in cattività. Si tratta di creature ben diverse da noi e dai nostri domestici, perfettamente in grado di cavarsela da sole.

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I pipistrelli -qui un quasi neonato- sono fondamentali per l’equilibrio dell’ecosistema e si nutrono inoltre degli insetti più fastidiosi. La loro riabilitazione è incredibilmente delicata e tutta la popolazione italiana è a rischio.  Per un animale così in tenera età, si sarebbe dovuto procedere a un tentativo di ricongiungimento con la madre. I soccorritori invece, sprovveduti quanto di buon cuore, l’hanno portato al Centro senza prima chiamare per istruzioni. 

Questa raccomandazione è ancora più sentita per i piccoli: cuccioli o pulli che siano, non vanno quasi mai presi, neppure per portarli a un CRAS. Se si tratta di mammiferi, come molti sanno, mai toccarli. Nella maggior parte dei casi, la madre è nei dintorni e, se tocchiamo il piccolo, non sarà in grado di riconoscerne l’odore e lo abbandonerà. In questi casi, la scelta migliore è andarsene e lasciare il piccolo solo – la madre non tornerà finché siamo nei dintorni. In caso di incertezza, potreste sempre tornare sul posto dopo 6/8 ore: se il piccolo sarà ancora lì, solo, potrebbe essere il caso di chiamare un CRAS nell’eventualità di abbandono o morte della madre.

Per quanto riguarda gli uccelli, i pulli caduti dal nido continuano ad essere seguiti dai genitori che gli porteranno cibo e cure volando a terra. Per quanto i volontari dei CRAS siano fantastici, l’alimentazione e le cure dei genitori naturali sarà sempre migliore rispetto a quella che potremmo fornirgli noi. In questo casi, i piccolo possono anche essere rimessi nel nido o in una posizione di sicurezza non troppo lontana –i genitori devono essere in grado di ritrovarli- specialmente se ci sono gatti in giro.

Ma, nel dubbio, è sempre meglio telefonare a un CRAS prima di prendere ogni iniziativa. 

Non prendere iniziative neppure sul cibo da somministrare agli animali, ho visto animali perfettamente sani essere portati al centro compromessi per via della somministrazione dei mangimi sbagliati. Anche un latte non idoneo può causare la morte di un piccolo quindi –di nuovo- niente iniziative o rimedi ripescati da Google: chiamate un CRAS, sapranno darvi le istruzioni più appropriate!

ghiro
Piccolo ghiro alle prese con una super-pappa incredibilmente nutriente. Era arrivato denutrito al CRAS dato che i soccorritori avevano provato a tenerlo in casa, organizzando una dieta fai-da-te che lo stava portando a morire per carenze nutritive. 

Mi scuso per questa ridondanza ma ho visto troppe volte persone animate dalle migliori intenzioni rovinare la vita a un selvatico. Spero questo post possa essere utile e fornire qualche linea guida su come comportarsi nel caso capiti un’“emergenza selvatica”. Vi è mai capitato di soccorrere un selvatico? Sapevate cosa fosse un CRAS? Ci sono altri volontari là fuori? Oppure, mi sono persa qualcosa che avrei dovuto inserire nel post? Ne seguiranno sicuramente altri più approfonditi sul soccorso del selvatici.

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Due pappagalli -dal Sud America e dall’Africa centrale- sequestrati dalla Guardia di Finanza durante un controllo portuale che aveva sventato un tentativo di traffico di fauna illegale. I due alloctoni hanno potuto trovare rifugio e un nuovo stormo al nostro CRAS, struttura anche a supporto delle vittime di bracconaggio e contrabbando.
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